Permacultura al Peromelo

Cos’è la Permacultura,
perchè dovrebbe interessarti
e come la utilizziamo al Peromelo

La Permacultura è un metodo di progettazione dell’ambiente in cui si vive o si opera.
Non riguarda solo gli ambienti naturali, ma qualsiasi spazio o contesto che si voglia far funzionare al meglio (anche la propria casa, quindi è interessante anche in assenza di un appezzamento di terra).
Per me ha anche l’enorme pregio di renderti consapevole e  far riflettere sull’ambiente che ti circonda ogni giorno.

La versione a cui ci riferiamo noi è stata inventata da Bill Mollison e David Holmgren in Australia, negli anni ’70.
Si basa su 12 principi – paradigmi più che leggi – molto generali, quindi adattabili ad ogni contesto: ad esempio, la versione di Mollison e Holmgren è riferita ad esigenze e ambienti australiani (emisfero sud, grande rischio di incendio, disponibilità di appezzamenti di terra molto ampi, ecc), ma è comunque molto utile per progettare anche su territorio italiano o nel nostro caso abruzzese ed ha ispirato anche un altro grande nome della Permacultura, Sepp Holzer, che da anni sperimenta nuove tecniche e soluzioni per l’alta montagna austriaca.

Per darti un’idea pratica, ti racconto come applichiamo la Permacultura al Peromelo, seguendo alcuni dei suoi principi.

Osserva e interagisci

Prima di intervenire su un ambiente, è necessario conoscerlo a fondo.
Addirittura nei manuali si parla di un anno di osservazione!

Noi non abbiamo aspettato tanto e ora, tra i tanti errori, abbiamo
– un Nespolo e un Ciliegio all’ombra degli Aceri, che non ne vogliono sapere di fare frutti;
– la strada brecciata che parte da un ingresso che solo dopo 7 anni abbiamo capito essere nel punto sbagliato
– l’Officina posizionata in una zona poco accessibile, convinti dovesse essere poco visibile (l’abbiamo appena spostata con somma gioia!)

Abbiamo capito quanto “costa” agire d’impulso e quanto una progettazione basata su esperienza diretta, vissuta, possa fare la differenza.
E non vale solo per terreni agricoli, ma anche in casa, dove la vita non dovrebbe essere basata sulla disposizione dei mobili, ma sulle tue abitudini, sull’esposizione solare, sulla temperatura di una camera: ovvero su elementi che agiscono in profondità e in maniera più decisiva rispetto alla nostra sola volontà, al nostro gusto, alle nostre ambizioni.

Piccolo e lento è bello

Rispetto ad un sistema ambizioso, che corre veloce, che vuole produrre tanto, che vuole fare le cose “in grande”, preferisci progetti, ambienti, azioni alla tua portata.

Questo non è un invito a mirare basso, ma alla reale sostenibilità di un progetto.
Noi abbiamo scelto un terreno relativamente piccolo (circa un ettaro) perchè non volevamo una grande azienda agricola da percorrere con il trattore, con zone dimenticate che non riesci a vedere/vivere mai.
Abbiamo preferito rimanere con una casa minima (36mq) invece che costruire la classica villa di campagna, che comportava spese enormi, un rapporto continuativo con la banca, la preoccupazione di un debito (il mutuo è bene chiamarlo col suo nome!), sistemi di riscaldamento più complessi della stufa a legna che usiamo ora e di nuovo stanze magari usate di rado.
Alla possibilità di ricevere fondi europei o crowdsourcing abbiamo preferito mettere da parte i soldi con i nostri stipendi e acquistare qualcosa che potevamo permetterci con le nostre sole forze.

Questo atteggiamento implica un rallentamento nel raggiungere i tuoi obiettivi e una serie di limitazioni, ovviamente, ma anche la sicurezza di non fare mai mai mai il passo più lungo della gamba. Di controllare sempre il proprio percorso e le conseguenze che ne derivano.
Di essere padrone della tua vita.