Arrivare qui, dalla città, in questo periodo in cui anche il cambio di Comune sembra un confine insormontabile, già mi è sembrato un miracolo.
Colori vividi, luce naturale e diffusa, spazi ampi, venticello addosso, rumori del bosco.
Un paradiso.
Dopo giorni e giorni a casa a studiare, progettare, pianificare e pontificare sul futuro del Peromelo (blocco note sul pc, cellulare, agende e quaderni riempiti di note), mi sono bastati 5 minuti 5 al Peromelo per dire:
Ma perchè (tutte quelle congetture, quando qui è tutto così …semplice e perfetto)???

19 Aprile
Finalmente dopo decreti e vicissitudini, dopo aver pianificato, immaginato, proiettato, creato modelli astratti, fatto business plan, business model, prototipi, disegni e misure, possiamo prenderci cura del Peromelo come si deve: con le mani.
Facciamo le pulizie di Primavera, ascoltiamo il canto di mille uccelli (ma quanti ne sono?!), ammiriamo le fioriture, curiamo le piante acciaccate dalla neve. Facciamo, invece di teorizzare, e credo che non ci sia modo più sano di vivere. Vivere dei propri sensi, andare a dormire con la serenità di aver fatto il giusto (invece di quell’odiosa sensazione “da città” di non aver mai dato/fatto abbastanza, che la giornata non sia stata spremuta abbastanza, che andare a dormire sia una sconfitta).
Ancora una volta la natura mi insegna qualcosa che non trovo nei milioni di libri che leggo, ancora una volta resetto tutto ciò che avevo progettato per il futuro e lascio che mi suggerisca cosa fare (ma piano, coi suoi tempi), ancora una volta rimango con un “e se…?” tra le mani.

7 maggio
oggi è perfetto, il giorno perfetto, la quintessenza della primavera: i colori brillanti, la temperatura giusta

13 maggio
si sta iniziando a imbiancare leggermente per i pollini dei Pioppi
sono arrivate le zanzare, ancora poche, ma ci sono.
sono arrivate anche le cicale e all’imbrunire senti il loro crcrcr
oggi pomeriggio i profumi dolci pollinosi dei fiori erano tutt’intorno il Cubetto
oggi abbiamo filtrato l’acqua dei Sambuchi e fatto lo sciroppo

15 maggio
i pollini dei Pioppi sono molti di più,
l’aria è profumatissima! non so se di Robinia o Pioppo
l’acqua dal rubinetto non è più fresca alla prima uscita
il posto davanti al container-camera a pranzo è al sole e senza cannucciato sotto le tettoie non si può stare
è fresca solo l’ombra degli alberi
la Salvia è magicamente in fiore
l’Elicriso è quasi in fiore… da una settimana
l’Amareno della frana ha delle pallette di mezzo centimetro per la prima volta in vita sua. Speriamo bene!

24 maggio
Non sono una grande amante della Rosa, ma da quando è stata potata da Pierpaolo ed è sbocciata a pioggia capisco perchè molti la amino. È bella anche la sfioritura, che sta coprendo di petali sgargianti il timo che tappezza la terra sotto.
Guardarla mi ha fatto pensare che il vero lusso è avere il tempo di contemplarla, la bellezza (noi che pensiamo sempre a “costruirla”), invece di continuare a cercarla.
Un po’ come la felicità.

28 maggio
Qui è il paradiso. Qualsiasi altra descrizione suonerebbe come “ampio e luminosissimo salone” (o “finiture signorili” come diceva Munari) e io proprio non voglio insudiciare una cosa tanto bella e tanto semplice come la natura con parole di marketing (quoque tu..!).
Qui tutto va bene. Le cose da fare ci sono sempre e sono tutte necessarie e finiscono col calar del sole. La mattina, quando ci svegliamo e gli uccelli sono ore che cantano, non vediamo l’ora di catapultarci fuori dalla yurta a “fare cose” (ok, non la mattina dopo dello scasso del terreno per debellare i bambu. e nemmeno il giorno dopo del muretto di tufo. e nemmeno…😅😂).
Qui tutto è giusto. Mangi, cammini, raccogli, cucini, osservi, dormi, ascolti, pensi. Tutto è compreso, tutto è già dato, niente arrovellamenti, scelte morali, sotterfugi, preoccupazioni.
Qui Arturo si muove, scivola, dondola, si bagna, si infanga, costruisce, distrugge (poi, certo, crea le sue invenzioni con chilometri di scotch e viti e oggetti di casa e ci risvegliamo immediatamente dall’idillio bucolico!).
Qui io mi ci trasferirei. Forever.

30 maggio
Quando piove e in determinate condizioni (leggi: il bimbo dai nonni), mi ricordo di me.
I giorni di sole, no, quelli se li prende tutti il Peromelo.
E contrariamente a quanto leggo in giro, tra mindfullness e slow living, non sono i lavori manuali a farmi riflettere su di me: mentre sposto mattoni e carico carriole penso alle persone che in futuro godranno di quel muretto, di quella nicchia, di quella vista. Penso al futuro, sogno ad occhi aperti.
Ma nei giorni di pioggia è un po’ come quando è arrivata la quarantena: ti fermi, non puoi fare più niente, e non hai nemmeno sensi di colpa.
Allora il Peromelo viene un po’ meno (qualcosa da fare sempre la trovi 😄) e improvvisamente mi ricordo di me: toh, Beatrice.
Esisto anche se non creo o costruisco cose? Ho senso se non ti racconto o mostro qualcosa? Vivo anche quando non godo di qualcosa?
Temo che, anche se l’immersione nella natura dà la giusta priorità alle cose, siamo comunque figli dell’imperativo della produttività.
Faccio dunque sono.
Anche per questo la quarantena è stata condannata pubblicamente (tanto quanto amata nel privato delle nostre case). Indago e nel frattempo mi riposo. Fermarsi, darsi tempo, concedersi l’assenza di senso e guardare le gocce scivolare.